27 Gennaio: Giorno della Memoria PDF

Per il Giorno della memoria, proponiamo un brano di Etty Hillesum tratto da Diario 1941-1943 edito Adelphi

Etty Hillesum morì ad Auschwitz nel novembre del 1943 a soli 29 anni.

3 luglio 1942, venerdì sera, le otto e mezzo. Sono sempre seduta alla medesima scrivania, ma a questo punto dovrei tirare una riga e proseguire su un tono diverso.

Dobbiamo trovare posto per una nuova certezza: vogliono la nostra fine e il nostro annientamento, non possiamo più farci nessuna illusione al riguardo, dobbiamo accettare la realtà per continuare a vivere. Oggi, per la prima volta, sono stata presa da un grande scoraggiamento, mi toccherà fare i conti anche con questo, d’ora in poi. E se dobbiamo andare all’inferno, che sia con la maggior grazia possibile! Però, non avevo mai voluto parlarne in modo così esplicito: perché questo stato d’animo, proprio ora? Perché ho una vescica al piede a forza di camminare per la città così calda – perché tanti hanno i piedi distrutti da quando gli è stato proibito di prendere il tram? Per il pallido visetto di Renate che deve andare a scuola a piedi con le sue gambette corte, un’ora all’andata e un’ ora al ritorno, nel caldo? Perché Liesl fa la coda e non riesce, ugualmente, a procurarsi le verdure? Per tante e tante ragioni, piccole in sé, ma tutte parti della gran campagna che è in atto per sterminarci.

 

E tutto il resto appare semplicemente grottesco e inconcepibile, per ora – ad esempio il fatto che S. non possa più visitare questa casa, col suo pianoforte e coi suoi libri; o che io non possa più andare a casa di Tide, ecc. Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so: Non darò più fastidio con le mie paure , non sarò amareggiata se gli altri non capiranno cos’è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall’altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato, anche se non ho quasi più il coraggio di dirlo quando mi trovo in compagnia.

La vita e la morte, il dolore e la gioia, le vesciche ai piedi estenuati dal camminare e il gelsomino dietro la casa, le persecuzioni, le innumerevoli atrocità, tutto, tutto è in me come un unico, potente insieme, e come tale lo accetto e comincio a capirlo sempre meglio – così , per me stessa, senza riuscire a spiegarlo aagli altri. Mi piacerebbe vivere abbastanza a lungo per poterlo fare, e se questo non mi sarà concesso, bene, allora qualcun altro lo farà al posto mio, continuerà la mia vita dov’essa è rimasta interrotta. Ho il dovere di vivere nel modo migliore e con la massima convinzione, sino all’ultimo respiro: allora il mio successore npn dovrà ricominciare tutto da capo, e con tanta fatica.

Non è anche questa un’azione per i posteri? L’amico ebreo di Bernard mi aveva fatto chiedere dopo le ultime ordinanze: se non trovavo ancora che dovessero essere ammazzati tutti e preferibilmente tagliati a pezzetti, uno per uno.

 

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