| La cultura del lavoro nel contesto migratorio - SETTEMBRE 2010 |
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CARATTERISTICHE Modulo coordinato da: Graziella Mascia L’edificio normativo istituzionale fondato sul lavoro e sullo stato sociale, che ha caratterizzato la civiltà europea dopo la vittoria sul nazifascismo, è stato svuotato di tutti i suoi aspetti “sostanziali”, dando luogo ad una realtà che gradualmente erode e consuma spazi di democrazia e cittadinanza. Insieme all’eguaglianza sostanziale si rischia di perdere la cultura del diritto che dovrebbe appartenere ad ogni cittadina ed ogni cittadino che abita il nostro continente, a prescindere dal luogo di nascita. Il lavoro come idea di liberazione deve contemplare una capacità di analisi e di critica su ogni forma di subordinazione, sfruttamento, alienazione. E invece, in Italia e in Europa, si scoprono nuove forme di schiavitù, che colpiscono in particolare i cittadini immigrati. Il lavoro è ciò che vogliono e ciò che si aspettano i migranti dal paese che li ospita. Ma i diritti del lavoro sono spesso sconosciuti, o non riconosciuti. Non solo perché – e questo è ovvio – chi viene da paesi lontani ed economicamente impoveriti non conosce la legislazione italiana e le normative europee, ma anche per altri motivi. La stessa legislazione è in evoluzione, e si adegua alla nuova realtà che i processi di globalizzazione hanno contribuito a determinare, dentro una competizione basata sulla rincorsa a una manodopera a basso costo. La politica dei bassi salari e di contratti precari è ormai la pratica consolidata in tutto il continente europeo. La crisi economico- finanziaria ha aggravato una condizione già difficile, e le nuove generazioni stanno pagando il prezzo più alto. Dirigenti politici ed esperti sostengono però: “l'economia va meglio, la ripresa è in corso, ma la disoccupazione è in aumento”. Ma può un'economia che va bene distruggere posti di lavoro? In questo contesto, la particolare condizione dei lavoratori e delle lavoratrici immigrati, da un lato si scontra con le loro stesse aspettative, dall’altro offre alle imprese una forza lavoro più fragile e disponibile, su cui esercitare un potere che prescinde anche dalle leggi e dalla cultura del lavoro del paese ospitante. Ed essa è spesso ignorata, in una pratica che disattende anche le leggi e le norme fondamentali del diritto. L'Europa è diventata il riferimento per la vita di ognuno e ognuna. Ma si può ancora parlare di progetto europeo, e su quali basi? Obiettivo del corso è quello di fornire agli studenti e alle studentesse la conoscenza dei fattori istituzionali e politici che regolano il lavoro in Italia e in Europa, gli strumenti per leggere i processi mondiali, e la capacità di stabilire le opportune connessioni, in un paragone costante con la realtà del lavoro oggi, e di quella dei migranti in particolare. Il corso utilizza metodologie che si intrecciano fra di loro: la conoscenza delle discipline che regolano il lavoro, l’inchiesta sul campo, la ludopedagogia, il confronto con testimoni di esperienze concrete. Il corso prevede una partecipazione attiva degli studenti e una verifica alla fine del corso.
Programma Il diritto al lavoro dalla Costituzione alla globalizzazione 9 settembre – ore 17-20 10 settembre – ore 17-20 11 settembre - ore 10-14 23 settembre – ore 17-20 24 settembre – ore 17-20 25 settembre – ore 10 -14 Per informazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o su facebook Altramente scuola per tutti |








